Le valli che circondano Domodossola offrono una grande varietà di percorsi adatti ad ogni tipologia di escursionista. In queste pagine mi propongo di riportarne alcuni, da me provati, e di fornire qualche informazione, sperando di fare cosa utile ad altri appassionati come me.

150 ESCURSIONI - consultare l'INDICE DEI PERCORSI - cliccare su immagini e mappe per INGRANDIRLE

Visualizzazione post con etichetta Passeggiate. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Passeggiate. Mostra tutti i post

Montorfano

Mappa complessiva dell'escursione

Bella e facile passeggiata sino alla zona della Polveriera, che diventa una bellissima e facile escursione da lì sino alla vetta. La cosa più difficile della giornata è trovare parcheggio, inteso non come semplice abbandono dell’auto a bordo strada. Ho superato la zona di Pratomichelaccio e alla periferia di Mergozzo, in una via laterale ho trovato un ampio piazzale (via Poletti). 
Ho dovuto di conseguenza modificare leggermente il programma. Ho cercato e trovato le indicazioni del percorso A58 che esce da Mergozzo in direzione sud e risale dolcemente il versante del Montorfano. Si transita per la cava abbandonata di “Granito Verde” e si raggiunge la strada militare al tornante di quota 400m.

Il tracciato della strada Cadorna è molto dolce, si mantiene per un po’ nel sottobosco e dopo qualche altro tornante e traverso esce allo scoperto, regalando ampi panorami verso Omegna e l’Ossola. Prima del tornante di quota 600m, sulla destra si staccano la deviazione in falsopiano per la zona della Polveriera e il sentiero che scende a precipizio sulla parete sottostante (A58B).

Dettaglio del tratto terminale

La breve deviazione verso la Polveriera offre un fantastico panorama sul Mottarone, su Gravellona e sulla parete rocciosa del Montorfano, lungo la quale si snoda una ferrata mozzafiato (visibile ad occhio nudo il ponte tibetano sospeso nel vuoto, per distinguere il tracciato della ferrata occorre invece un binocolo).

Dalla Polveriera occorre ritornare al bivio e seguire l’ultimo tratto di strada, che termina su un piccolo pianoro con i resti di costruzioni militari. Da qui in avanti proseguire sulla mulattiera che taglia in diagonale o sul sentiero che, a destra, si mantiene al bordo del precipizio, offrendo altri scorci fantastici. I due tragitti si ricongiungono poco più avanti, da dove parte la mulattiera militare che, con tornanti e traversi, conduce in vetta. Come la strada, anche la mulattiera ha pendenze molto dolci, infatti doveva consentire la salita dei muli caricati con i grandi pesi di cannoni, mitragliatrici, munizioni, cucine da campo, vettovaglie etc.

La Polveriera

La cima vera e propria, ormai diventata un bosco, non consente nessuna vista. Occorre seguire le evidenti tracce che nelle quattro direzioni portano a punti panoramici strepitosi. Io ho goduto di una giornata meravigliosa, senza una nuvola, purtroppo però in direzione sud una densa foschia limitava il panorama verso il lago maggiore, Mottarone e Omegna, è comunque un bell’accontentarsi.
Vista sul Lago Maggiore dai pressi del ripetitore 

Girando sulla cima del Montorfano molte sono le costruzioni militari ancora visitabili (munirsi di torce elettriche). Per ritornare a valle ho seguito il tracciato della salita. Alternativa molto affascinante dovrebbe essere il sentiero A58B che dal bivio Polveriera scende a precipizio su Pratomichelaccio. Mi ripropongo di provarlo, magari a fine estate, però in salita.


Effettuata21 Febbraio 2025
Dislivello complessivo600 m   
Distanza percorsa 12 Km
Tempo di cammino 6 h 



Cava di Trasquera

Piacevole passeggiata, adatta a tutti, in un ambiente particolare e sicuramente interessante. Ho parcheggiato lungo la strada per Bugliaga, in prossimità del bivio verso La Sotta.
Si prosegue per pochi minuti in direzione Bugliaga per prendere poi, sulla destra, la carrabile di servizio della cava. La strada, in buone condizioni, sale dolcemente a tornanti e con alcuni tratti ancora in asfalto. In questa stagione di tardo autunno la vegetazione non nasconde la vista sui 4000 vallesani e sulla catena che separa la val Divedro da quella di Bognanco.
Dopo un paio di tornanti il bosco misto cede il passo ad una luminosa abetaia che ricopre la zona di una antica frana. Enormi massi fiancheggiano il percorso e raccontano di grandi sconvolgimenti occorsi sulle pendici del Monte Teggiolo. In questo tratto si notano facilmente (cilindri metallici bianchi) molti dispositivi di monitoraggio della stabilità del versante che sovrasta alcune frazioni di Trasquera e la Stazione ferroviaria di Iselle, 6-700m più in basso. 

Superata la zona di frana l'ambiente si fa più dolce ed in breve si raggiunge il pianoro della cava. Evidenti i segni di estrazione operati alla base della balza rocciosa che sorregge l'alpe di Agro di Fuori. Da qui si gode anche di un bel panorama. 
Sulla via del ritorno, al primo tornante in discesa, si nota una traccia segnalata che punta verso Salera e che potrebbe essere una buona alternativa per un giro ad anello. Ho dato un'occhiata al primo tratto - il sentiero sembra in buono stato - essendo però prossimo l'imbrunire, ho preferito rimanere sulla più sicura strada fatta in salita. (aggiornamento a fine pagina)

Un altro paio di tornanti più giù ho seguito una evidente pista che, puntando verso ovest,  raggiunge in breve le costruzioni di servizio della cava sovrastante - locale compressori e centralina elettrica.
Ritornato sul tracciato principale ho proseguito la discesa che regala in continuazione piacevoli scorci panoramici sull'Ovigo di Iselle.



Effettuata18 Novembre 2024
Dislivello complessivo330 m   
Distanza percorsa 6 Km
Tempo di cammino 2 h


AGGIORNAMENTO 

Ho deciso di esplorare la via alternativa che sale da Salera. Ho parcheggiato nel medesimo posto di novembre ed ho seguito la strada asfaltata fino alla Sotta, godendo delle belle viste sulle cime prospicenti, da Albiona al Pioltone, e oltre.  Oltrepassato il ristorante ho preso a sinistra la carrabile che porta a Salera. Al piccolo piazzale di parcheggio dell’alpe ho risalito a destra la rampa lastricata che porta a due bellissime baite isolate al margine del bosco.  Poco prima di raggiungerle ho preso a destra una ripida traccia che segue la staccionata e aggira da sopra l’alpeggio e poi punta, dritto per dritto, verso monte. Pochi minuti e si scorge un bivio con segnalazioni. A destra per Agro, a sinistra per le Cave. Da qui il tracciato è sempre evidente, con qualche bollo qua e là, non ci sono problemi a superare tre giavine in sequenza ravvicinata e sbucare all’ultimo tornante sulla strada di servizio della cava.

Sono poi ritornato alla macchina seguendo la strada, in questa stagione fiancheggiata da un tripudio di ginestre.

(vedi foto)


13 giugno 2025 – da Salera il tracciato è di tipo escursionistico (E)        

dalla macchina al tornante 270m dislivello – 2 Km – 1h 




Bassa Bognanco - versante nord

Osservando il versante nord della bassa val Bognanco da Monteossolano, si scopre che le pandici del Moncucco sono disseminate di alpeggi e paesini, non osservabili dal fondovalle. Tutte queste frazioni sono collegate da una buona rete di carrabili e mulattiere che ne consentono una interessante esplorazione. Ne propongo un paio, ognuna effettuabile in mezza giornata ed in qualsiasi stagione, escludendo solo le giornate estive più calde.

Da Bosco all'alpe Manzano   

Ho parcheggiato a bordo della strada che da Campeglio sale a Pioi, in vicinanza del bivio che a sinistra porta a Bosco. Ho percorso questo breve tratto asfaltato ed attraversato la graziosa frazione, sino a sbucare nuovamente sulla strada asfaltata per Pioi. Dopo poche decine di metri, ad un bivio a destra si scorgono le indicazioni per l’alpe Barca. La strada sterrata, con lunghi traversi in discreta pendenza raggiunge il pianoro dell’alpe dove le abitazioni ristrutturate e i prati falciati testimoniano la frequentazione del luogo. Il bosco ha però circondato l’alpeggio restringendone molto il panorama. A sinistra delle case più a monte riprende la strada consortile che, con una pendenza ancora più marcata, sotto una luminosa e fresca faggeta, risale il costone della Cima Camughera. 

Con un ultimo traverso erboso, a quota 1300m si giunge all’alpe Manzano, posto su un favoloso balcone panoramico sulla val Bognanco, le montagne a spartiacque con la val Divedro, la piana di Domodossola e la val Vigezzo.

Alle spalle delle baite c’è il rifugio Bottini (privato) da dove un sentiero prosegue verso il Colle del Pianino. Dopo una lunga sosta contemplativa sono ritornato sui miei passi fin poco più a valle dell’alpe Barca. Una traccia di sentiero a sinistra invita a deviare verso l’alpe Fraccia, che merita una visita. Da qui su sentiero segnalato si scende a Pioi, per poi tornare, su strada asfaltata, all’auto.

(vedi altre foto)

Effettuata22 Luglio 2024
Dislivello complessivo530 m   
Distanza percorsa 8 Km
Tempo di cammino 3 h


Giro ad anello delle principali frazioni

Salendo verso Bognanco Fonti, prima del ponte di Torno, è possibile parcheggiare sul lato sinistro della strada, a pochi metri dall’inizio della mulattiera per Bei. La mulattiera è in ottimo stato e sale costantemente. Dopo alcuni tornanti inizia un lungo traverso in direzione ovest che termina sui prati di Bei. La frazione merita una visita.

A monte delle case, al bivio (a destra si scende direttamente a San Marco) si prende a sinistra il sentiero che sale all’alpe Baulina, quattro baite ben conservate. Si prosegue in direzione di Pontasca incontrando una carrabile di recente costruzione che può essere un’alternativa al vecchio sentiero.

Superata Pontasca il tracciato per Crestapiana si fa più "wild", si addentra in un bosco più fitto, supera un paio di torrenti, resta sempre visibile ma il fondo in alcuni punti è fangoso e scivoloso. Crestapiana è la frazione più inselvatichica di quelle incontrate oggi. Il sentiero riprende aggirando a sinistra la cappelletta e dopo un breve tratto ancora nel bosco si giunge ad una radura. 

Il sentiero prosegue diritto verso Pioi, ma consiglio una deviazione a sinistra, verso la radura, per godere di un ottimo punto panoramico su Pioi e l’alta val Bognanco (c’è anche una panchina). Senza ritornare sul sentiero si può seguire la traccia che traversa la radura in discesa verso le case. Pioi è un delizioso paesino che merita veramente una visitina.

Da Pioi si può seguire il sentiero segnalato che scende direttamente a San Marco transitando per l’alpe Foibello. Il tracciato è però a tratti ripido e spesso umido e scivoloso. In alternativa si può rimanere sulla strada che scende a valle fino al tornante in frazione Pinezz. 

Da qui un facile sentiero in falsopiano raggiunge Foibello e quindi a San Marco, altra bella frazione da visitare. Con ottima mulattiera, transitando presso l’antico cimiterino e superando il torrente Bogna su ponte in pietra, si raggiunge la provinciale. Per tornare al parcheggio di Torno non ci sono alternative agli 800m di strada asfaltata, fortunatamente poco trafficata.

(vedi altre foto)


Effettuata25 Luglio 2024
Dislivello complessivo530 m   
Distanza percorsa 7 Km
Tempo di cammino 3 h

Alle pendici del Pizzo delle Pecore

Sono parecchi i paesi e le frazioni lungo le pendici della cresta che separa l'Ossola dalla Valgrande, su una costa prevalentemente rocciosa, disseminata di cave, un tempo fonte di lavoro e ricchezza, ed oggi  riconquistate dal bosco che si è riappropriato pure degli esigui pascoli di un tempo. 
Oltre alle principali escursioni, in genere impegnative per dislivelli e pendenze, ci si può inventare anche una discreta serie di passeggiate utili per conoscere luoghi e testimonianze storiche, ma anche per mantenere un minimo di allenamento nelle belle giornate invernali.
Ne riporto qui sotto alcune, solo a titolo di esempio.


Giro ad anello Beura - Bissoggio - Cà d'Giani   (300m dislivello - 2,5Km - 2h)   gennaio 2024

Si può parcheggiare nei pressi del Comune o appena oltre il ponte. L'itinerario parte proprio a fianco del palazzo comunale, è ben tenuto e sempre evidente. Superate le ultime case, al bivio prendere a destra (a sinistra invece...). Inizia subito una rampa scalinata che ci si para davanti come un muro a secco. Ho calcolato una pendenza del 40% nel tratto sino alla Cappelletta e di poco inferiore fino ai ruderi di Cresta. Se ci si fa prendere però dal panorama che subito si apre alle spalle e dai resti della cava di beole che rimane sul fianco destro, lo sforzo si sente meno.
A Cresta si prosegue diritto su un dolce falsopiano che tende a destra fino a sfiorare il bordo del canalone del Rio delle Rovine (!!) con alcuni passaggi esposti ma protetti con corde e ringhiere. La mulattiera riprende pendenza e con una lunga scalinata raggiunge un bel fontanile e, poco oltre, le prime baite di Bissoggio. Questa frazione è molto ben tenuta, con belle baite, un antico torchio a doppia vite e un balcone panoramico con tanto di panchina provvidenziale. 
Alpe Bissoggio
Terminata la visita del borgo occorre salire fino alla Cappelletta sommitale da dove, a sinistra, si diparte il "sentiero natura". Così dice il cartello che forse vuole alludere al fatto che la natura se lo è ripreso. Il fondo infatti è abbastanza disconnesso e infrascato, anche se comunque sempre ben visibile e privo di difficoltà. In leggera discesa ci si porta fin sopra la frazione di Cà d'Giani alla quale si discende con un ultimo tratto in decisa pendenza. Anche questa frazione è in buone condizioni di conservazione e merita una visita alla ricerca di scorci interessanti, quali un vecchio forno e le vestigia di antichi vigneti. Si riprende la discesa verso Creste su comoda mulattiera sempre nel sottobosco. Da Creste ci si tuffa sulla lunga scalinata che riporta a Beura.



 Da Cuzzego a Cardezza (A/R)    (260m dislivello - 5Km - 2h)   gennaio 2024

Bella passeggiata adatta a tutti su mulattiere in buono stato e ben pulite. Si parte da Cuzzego, dove è facile trovare parcheggio, si traversa il paese verso monte e dalla chiesa Parrocchiale iniziano i cartelli indicatori e i segnavia bianco/rossi.
Era zona di grande devozione, come un tempo erano tutte queste frazioni montane, e tutto il percorso è popolato di cappelle, chiesette e croci. Già al primo tornante della mulattiera si incontra la prima. Terminato il primo tratto di salita, in ambiente ora più aperto, in falsopiano si arriva alla località Ca Pinauta, in posizione soleggiata e panoramica. Molti i segni di antiche coltivazioni e vigneti, ora quasi in abbandono. Poco oltre si incontra un bivio, dritto si punta all'abitato di Cardezza, e sarà il tratto che farò al ritorno, a destra, con un breve tratto ripido e poco evidente, si arriva ad incrociare una strada consortile che scende dalla frazione di Pernetti. Si segue questa strada, che collega le varie case sparse, sino al punto più alto del tracciato odierno, presso l'Oratorio di sant'Antonio. 
Da qui conviene scendere a Cardezza seguendo la Via Crucis che termina alla Chiesa Parrocchiale. Può valere la pena di fare un breve giro attorno alla chiesa col suo battistero, la Colonna della Peste e il cimiterino panoramico. Un centinaio di metri su strada asfaltata fino al Cimitero Nuovo da dove  riprende la mulattiera che, tra altre cappelle e frazioni, riporta al bivio citato in salita. Da qui in piacevole discesa fino a Cuzzego. 



Alla Rocca di Vogogna    (200m dislivello - 3Km - 1h 30')   febbraio 2024

Tranquilla passeggiata attorno a Vogogna, a cui si può dedicare una mezza giornata per conoscerne il centro storico, con il Castello Visconteo e il Palazzo Pretorio.
Alle spalle della Chiesa Parrocchiale, seguendo le mura del castello si sale a scavalcare su ponticello il Rio delle Chiese. La mulattiera con qualche tornante in breve raggiunge il borgo di Genestredo.  Particolare un lavatoio che alle povere lavandaie certo non facilitava il lavoro. Tenendosi sulla destra un sentiero conduce alla Rocca, dove la vista spazia sulla piana circostante. Si ritorna sui propri passi fino a Genestredo, e si prosegue in falsopiano sulla strada asfaltata che scende a Dresio. Arrivati però alla chiesa di San Zenone una facile mulattiera, transitando per Giavinello, riporta a Vogogna.







Alpi Marzone e Coriesco

 

Si parcheggia agevolmente presso il cimitero nuovo proprio all’inizio di Cardezza. (dietro la chiesa parrocchiale è visitabile il vecchio cimiterino panoramico sul fondovalle).

Alla prima curva oltre la piazza della chiesa, alla cappelletta prendere a destra la bella via crucis che in pochi minuti sale all’Oratorio di S. Antonio da Padova. Si traversa la strada e si prosegue su sentiero evidente che contorna le case più alte del paese e torna ad incrociare la strada consortile per Marzone nei pressi di un alto traliccio. Chi intende salire agli alpeggi utilizzando la vecchia mulattiera deve prendere a sinistra per cinquanta metri e, nei pressi di un’abitazione, seguire le indicazioni verso monte. Il tracciato è in pessime condizioni, ripido e faticoso oltre il necessario e mi sento di sconsigliarlo. Io l’ho seguito solo in parte – verso quota 650m presso una baita, attraversando un ponticello, ho preso un traverso (non riportato su tutte le mappe) che in dieci minuti in falsopiano mi ha riportato sulla strada consortile che ho poi seguito fedelmente.

Anche questo tracciato presenta pendenze sempre elevate, ma almeno il fondo è agevole. Sotto un luminoso bosco di faggi si raggiungono le baite dell’alpe Marzone di sotto. Ancora un paio di traversi e si arriva alla frazione alta. Degli alpeggi rimane ben poco, il bosco ha ormai invaso tutto. Un cartello indica la direzione per il “lago” (10min). Forse la stagione esageratamente secca ha infierito sul povero lago (alimentato probabilmente solo dalle piogge) ma questo si presenta come una fossa torbida delle dimensioni di una piscina per bambini, mentre gli alberi cresciuti attorno precludono ogni panorama. Per essere un alpeggio servito da strada carrozzabile ho trovato deludente lo stato di abbandono in cui versa la tanto decantata Alpe Marzone. 

Fortunatamente ho deciso di proseguire verso l’alpe Coriesco (50min) seguendo sempre la strada consortile. Le pendenze sono meno marcate e i traversi si fanno più lunghi. Dopo pochi minuti si giunge ad una zona attrezzata per feste e pic-nic, decisamente la zona meno triste dell’alpeggio, da cui si gode anche di una bella vista sul fondovalle e sulla prospicente valle Antrona.

Proseguendo sulla carrareccia si raggiunge un piccolo alpe affacciato su Domodossola. Sulla destra si prende un sentiero che con un ultimo strappo sbuca sul balcone erboso dell’alpe Coriesco, affacciato a sud sopra Pallanzeno e verso la valle Anzasca con la cresta del Monte Rosa a chiudere l’orizzonte. Una cappelletta ed una panca rendono comodo e piacevole la sosta rifocillatrice. Alla sella erbosa la strada consortile termina; un cartello indica il sentiero per il Pizzo delle Pecore (altre 2 ore e 30).

Per il ritorno ho rifatto in senso inverso il percorso della salita – senza però lasciare la strada consortile.

(vedi altre foto)


Effettuata 17 Marzo 2023
Dislivello complessivo700 m   
Distanza percorsa 9,5 Km
Tempo di cammino 4 ore 45'

Siti megalitici

L'escursione è bella di per sé, per l'ambiente, per le mulattiere e per le frazioni che si attraversano. In più  si ha l'occasione di visitare luoghi di interesse storico dei quali - sul sito del Comune di Montecrestese - si può leggere:

"Alcuni interessanti complessi megalitici si trovano nel territorio di Montecrestese: due in località Croppole e tre nella località denominata Castelluccio. Si tratta di insiemi di muri e camere megalitiche e di gruppi di “menhir”, allineati o disposti a cerchio, che formano disegni di poche decine di metri. Tutti i complessi sono addossati alla collina e guardano verso il fondo valle. I siti chiamati Croppole I e Castelluccio I sono i più interessanti per le dimensioni dei megaliti, per la loro disposizione e conservazione e per il loro rapporto con le camere ipogee e con i terrazzamenti. Nella costruzione dei muri di sostegno delle strisce di terreno riservati all’agricoltura vennero intenzionalmente ricavate delle cavità comunicanti con l’esterno mediante una piccola apertura. Alcune di esse hanno una forma rotondeggiante ottenuta mediante una falsa volta, chiusa superiormente da una pioda abbastanza ampia. Altre sono in pianta pressoché rettangolare con apertura presso l’estremità del lato più lungo, con falsa volta. Attualmente queste cavità artificiali sono vuote e inutilizzate o parzialmente riempite di pietre che i contadini hanno raccolte sul terreno antistante, altre hanno subito il crollo di qualche elemento portante."

All'uscita della superstrada prendere in direzione della frazione Roledo. Superato il ristorante Gallo Nero, nei pressi dell'Agriturismo AZ è possibile parcheggiare a bordo strada. Al bivio prendere a destra la strada in salita che termina dopo poche centinaia di metri. Oltre le ultime abitazioni della piccola frazione inizia la bellissima mulattiera che sale dolcemente verso la frazione Chiesa di Montecrestese. Per buona parte del percorso il fondo della mulattiera rimane sopraelevato rispetto al terreno circostante  cosa che rende apprezzabile la tecnica di costruzione. Si supera il bivio che a sinistra scende verso la frazione Castelluccio e si continua fino alla Cappella della Valle dei Cani. Si prende a destra un piccolo sentiero che sbuca sulla strada di servizio delle cave. Seguirla in salita per poche decine di metri e riprendere il sentierino sulla destra. 

In leggera discesa, dopo essere transitati tra alcune case in rovina, si raggiunge un bivio. A destra si scende ancora sino a sfiorare il bordo di una cava e piegando a sinistra si giunge al sito di Croppole. 
Ritornati all'ultimo bivio prendere a destra e salire sino ad incontrare la strada comunale nei pressi della chiesa della Madonna di Vignale. Dirigersi verso Montecrestese per un breve tratto di strada e prendere a destra la mulattiera che sale al cimiterino. Scendere poi alla piazza del Comune, sulla destra del quale riprende la mulattiera che scende nella Valle dei Cani. Superata la Cappella e ritornati al bivio per Castelluccio voltare a destra. In breve si arriva al secondo sito megalitico. Proseguire poi, sempre in marcata discesa, sino a raggiungere il fondovalle. 

(vedi altre foto)

Effettuata 19 Febbraio 2022
Dislivello complessivo200 m   
Distanza percorsa 6 Km
Tempo di cammino 3 ore

Collina di Masera - Lago di Onzo


Bisogna dar merito al Comune di Masera dell'impegno messo nel valorizzare e manutenere la rete di antichi sentieri che percorrono l'intera dorsale che sale alle spalle del paese. Sul sito del comune è disponibile una mappa e la descrizione dei quattro itinerari. Sono tutte proposte interessanti che possono essere facilmente incrociate per ricavarne una lunga serie di varianti. Vista l'esposizione al sole pomeridiano e le basse quote la zona è indicata per tutte le stagioni - escludendo la piena estate - ma ideale per il tardo autunno (foliage) e le belle giornate invernali.

Il piccolo lago di Onzo è facilmente raggiungibile percorrendo la strada consortile per l'alpe Pescia. La strada, chiusa al traffico con sbarra poco sopra la frazione Bondolo/ Case Brencio, sale pigramente tra vigneti, chiesette e frazioni sparse e in poco più di un'ora raggiunge il lago e le belle baite di Avonso. Il lago è chiuso da uno sbarramento artificiale che si può attraversare per farne il periplo, prestando attenzione a qualche tratto paludoso. Da notare la "schiumarola", simile ad una macchina leonardesca, che filtra le foglie che cadono in acqua prima che possano intasare il canale di presa. C'è un'area attrezzata per il pic-nic e qualche festa campestre, alle spalle del quale un balcone roccioso consente una bella vista sulla piana di Domodossola.

Raggiungere in auto il piccolo parcheggio presso la sbarra fa risparmiare tempo, però fa perdere la parte più interessante della gita. Almeno sino alla sbarra il percorso non è obbligato  e si possono tentare scorciatoie e mulattiere che salgono, partendo dal centro di Masera, la soleggiata costa. La collina è disseminata di vecchie grandi ville e palazzi  signorili tutti meritevoli almeno di uno sguardo. Alcune abitazioni sono purtroppo in abbandono, altre sono state ristrutturate e a volte divise in appartamenti. La più bella e famosa è Villa Castelli , oggi di proprietà comunale, circondata da un bellissimo parco, purtroppo non sempre visitabile. (vedi altre foto)

Propongo qui una VARIANTE per escursionisti. 
Si parcheggia a fondovalle in frazione Menogno e si procede in piano verso nord. Giunti alle spalle della zona industriale si prende a salire su ripida scalinata tra vigneti e abitazioni sino a sbucare in frazione Cresta. Dall'Oratorio di San Bernardo si prosegue verso la nota Locanda del Divin Porcello oltre la quale si imbocca una mulattiera in perfetto stato che probabilmente era l'antico percorso per l'Alpe Pescia. Poco oltre ci si immette nel "percorso verde" segnalato dalla proloco.  La pendenza è sempre decisa e costante - si incrocia la condotta forzata che scende dal lago e si transita presso vari gruppi di baite. Si sbuca sulla strada consortile nei pressi della Cappella di Sant'Antonio più a monte del lago di Onzo. Anche per la discesa ho utilizzato una vecchia mulattiera che parte dal gruppo di baite poco a valle del lago e segnalata come "percorso giallo". Non è stata una scelta felice - questo tratto è parecchio disastrato e i bollini gialli a volte sono molto distanziati tra loro. Vista anche la forte pendenza occorre procedere con prudenza. Dopo una ventina di minuti si incrocia la strada consortile presso il tornante di località Case Brencio. 

Da qui per tornare al fondovalle si può seguire la strada o sfruttare tratti di mulattiere come scorciatoie.


Effettuata 21 Novembre 2022
Dislivello complessivo400 m   
Distanza percorsa 6 Km
Tempo di cammino 2:30 ore

Cuzzego - strada romana

Dalle ultime case di Cuzzego proseguendo in direzione nord, superato il ponte sul rio omonimo, sulla destra (cartello) si imbocca una carrareccia erbosa che punta verso monte. Dopo un centinaio di metri a sinistra inizia la mulattiera che a stretti tornanti e alti gradoni guadagna rapidamente quota raggiungendo la sommità del bastione roccioso che sovrasta la strada provinciale per Beura e la ferrovia. Un primo tratto molto caratteristico corre sul bordo roccioso e soleggiato. Nei punti più esposti sono state posizionate protezioni e funi metalliche – non esistono pericoli oggettivi, anzi di tutto il percorso questo tratto è risultato il più agevole, mentre il resto del tracciato nel sottobosco presenta molti tratti a cui prestare attenzione a causa di foglie, muschi e lastroni umidi e scivolosi. Forse l’autunno inoltrato non è il periodo migliore per questa bella passeggiata, il costone trasuda letteralmente umidità. Comunque, superato il tratto aperto e roccioso, la mulattiera rientra nel bosco e con un lungo traverso perde progressivamente quota per sbucare al terzo tornante della strada comunale che sale a Cardezza.

Alcune particolarità da segnalare:

1) lungo il percorso si scoprono affreschi molto “naif” che ritraggono i santi patroni dei tre comuni circostanti (Cuzzego-Cardezza-Beura) con relative tabelle esplicative.

2) bello il tratto indicato (tabella) come residuo originale della “strada romana” pavimentata con enormi lastroni sicuramente realizzata per durare nei secoli, anzi nei millenni. Mi sfugge il motivo per il quale gli ingegneri romani abbiano realizzato una strada così in alto, su costoni così impegnativi, e non nel fondovalle.

3) nel tratto finale si transita per alcune decine di metri di fianco a reti paramassi tese recentemente a protezione delle sottostanti strada provinciale e ferrovia. Solo che bizzarramente la mulattiera ora si trova “a monte” delle reti, cioè sul lato caduta massi. Forse gli ingegneri romani avrebbero optato per una soluzione più smart!


La mulattiera termina nei pressi della stazione di Beura-Cardezza dopo circa 3Km 150m in dislivello e 1 ora e 30 di cammino. (17 Novembre 2022)


Visto l'imbrunire, per ritornare all'auto ho preferito seguire la strada provinciale - poco trafficata e fiancheggiata da una comoda banchina erbosa (40 min.) - Aguzzando la vista, in alto si possono intravvedere tratti della mulattiera percorsa. 

(vedi altre foto)

La Balma di Bugliaga

La Balma era un vasto alpeggio a ovest di Bugliagapurtroppo ora in completo abbandono, quasi al confine svizzero, qui segnato dal profondo canalone del rio Forcola, . Il giro classico prevede di seguire la strada consortile che da Bugliaga raggiunge la bellissima frazione di Cima ai Campi per poi salire alla Balma sul ripido sentiero per l'alpe Camoscella. Io ho provato una alternativa seguendo un tracciato a mezza costa, riportato su qualche cartina che richiede però un discreto senso di orientamento. Dalla chiesa di Bugliaga si segue per breve tratto il percorso per le Possette ma al primo bivio si continua in direzione ovest in falsopiano. Alle ultime abitazioni si prosegue ancora diritto ignorando la strada consortile che sale alla Balma, e che servirà per il rientro.

Il tracciato è largo e in ottimo stato ma dopo poco si trasforma in un sentiero non sempre individuabile, che in costante leggera salita punta verso il confine – un tratto impegnativo riguarda l’attraversamento del rio Buccianello attrezzato con un paio di funi metalliche – per il resto occorre solo cercare di individuare gli scarsi bolli rossi su alberi e massi.  Poco a monte di alcune baite si giunge ad incrociare il sentiero che sale a Camoscella – si prende a destra in forte salita e si affrontano gli ultimi cento metri di dislivello, sino ad arrivare nei pressi di una teleferica. Si abbandona il sentiero per Camoscella, e affidandosi all’istinto si traversano in leggera discesa i prati del vasto alpeggio abbandonato, mantenendosi a monte dei vari gruppi di baite – questo tratto è molto panoramico. Nei pressi delle ultime abitazioni ristrutturate si raggiunge la strada consortile che in dolce discesa, e senza più difficoltà, riconduce a Bugliaga.

(vedi altre foto)


Effettuata 14 Giugno 2022
Dislivello complessivo250 m   
Distanza percorsa 4 Km
Tempo di cammino 2 ore

La bassa Valle Antrona

La frazione di Zonca vista da Crot
Visitare queste zone è fare un viaggio nel tempo, in un mondo che non c’è più, dove la natura si sta riprendendo quello che il lavoro di secoli le aveva sottratto. Grazie ad una rete di sentieri e mulattiere, fortunatamente ancora in buono stato, è facile raggiungere le molte frazioni che fino a pochi decenni fa erano ancora densamente popolate e coltivate. L’evidente stato di abbandono odierno non può non suscitare malinconia. Poche le case ancora agibili ed abitate saltuariamente nella buona stagione. Soprattutto da stranieri – per lo più svizzeri e tedeschi – che in anni recenti hanno acquistato qua e là le abitazioni meno disastrate, costituendo una piccola enclave, principalmente nella zona di Bordo e Cheggio.




BORDO - un piccolo Tibet 


E’ in questa frazione che maggiormente si è concentrata l’attività di ristrutturazione e recupero di abitazioni abbandonate. Attività portata avanti da un gruppo di persone che condividevano una visione spiritale e contemplativa che ha portato alla nascita di una comunità buddhista – storia e finalità di questa comunità sono presentate ampiamente sul sito www.bordo.org/it - Aldilà di altre motivazioni ho trovato interessante la breve visita a Bordo per la quiete dei luoghi e l’accoglienza degli abitanti.

Si può lasciare l’auto in frazione Rivera e seguire la stradetta e successivamente la mulattiera che porta a Rugineta – visitando una prima serie di oratori e cappellette che si incontreranno lungo tutto il percorso.   

Bordo vista da Cheggio

A Rugineta si prende a salire verso Cheggio (raggiungibile anche rimanendo sulla stradetta iniziale). Attraversato il borgo e superato un ponte in muratura in breve falsopiano si giunge a Bordo. L’arrivo è preannunciato dallo sventolare di moltissime “preghiere” e dal suono di molte “campane a vento”, di tutte le forme e dimensioni (ce ne sono anche sul campanile). L’atmosfera è particolare.

Noi ci siamo passati ad inizio primavera e abbiamo incontrato i pochi “tibetani” che preparavano la riapertura del centro dopo la pausa invernale. Ragazzi gentili e ospitali che ci hanno fatto visitare alcuni dei luoghi più significativi per la comunità.

Da Bordo una facile mulattiera in dolce discesa riconduce al parcheggio di Rivera 

(Dislivello  200m   3Km   2h).

(vedi altre foto)     



Attorno a SEPPIANA

Si parcheggia a lato della provinciale e si seguono le stradine del borgo avendo come obiettivo il campanile della parrocchiale di S. Ambrogio, circondata da un bel sagrato panoramico. Dietro la chiesa, presso il cimiterino, una tabella fornisce alcune indicazioni escursionistiche. Prendere la mulattiera di sinistra in direzione Zonca che parte in decisa salita e con alcuni tornantini, prendendo rapidamente quota. Inizia poi un lungo traverso in direzione ovest, sempre in decisa salita. Su ottima mulattiera si arriva a un ponticello e subito dopo si incrocia la carrareccia che sale dal fondovalle. La si segue sino al piccolo parcheggio da dove la mulattiera riprende la ripida salita che porta alla frazione nei pressi dell’oratorio di SS. Lucia e Apollonia, dal cui sagrato si ha una bella visione sull’ambiente circostante. Vale la pena proseguire in direzione ovest per una decina di minuti per giungere alla frazione di Crot per osservare le antiche case – in quasi totale sfacelo – che testimoniano di un passato di una certa ricchezza. 

Veduta da Valleggia

Ritornati all’oratorio di Zonca proseguire in falsopiano verso Valleggia. Si giunge in breve ad un bivio. Si prende a sinistra e si affronta un tratto abbastanza difficoltoso che in decisa salita risale il fianco del valloncello. Il sentierino è segnato ed evidente, è però molto stretto e sdrucciolevole su una costa abbastanza pendente. Arrivati ad un ponticello la situazione si normalizza ed in breve si giunge a Valleggia, altra bella frazione in posizione soleggiata ed aperta. Qui le case sono quasi tutte riattate essendo Valleggia raggiunta da una stradetta che sale da Montescheno. Si segue questa strada in leggera discesa e dopo qualche tornante si lascia la strada e si punta verso la frazione di Barboniga. Si lascia la frazione su ottimo sentiero che quasi in falsopiano ritorna a Zonca. Da qui si ritorna a Seppiana per il percorso fatto in salita.

(Dislivello  450m   6Km   3h).

(vedi altre foto)












Alpe Torba - bassa val Cairasca

La bassa dorsale sinistra della val Cairasca (esposta a sud), nel tratto tra Varzo e San Domenico, è costellata da molti alpeggi e frazioni, quasi tutte servite da stradine o piste forestali che ne hanno favorito la conservazione e la frequentazione, soprattutto nella buona stagione.

Risulta semplice inventarsi piacevoli gite combinando tra loro gli itinerari che le collegano e acquisire una buona conoscenza dei luoghi. Sono percorsi adatti ad ogni stagione e alla portata di tutti, non presentando difficoltà particolari (in qualche tratto è richiesto solo un normale senso di orientamento).

All'alpe Torba

 














Da Maulone alla Torba    (Traccia VERDE  -  circa 1h 15’   dislivello 400m   2Km)

Si lascia l’auto al parcheggio di Maulone sulla strada provinciale per San Domenico e si sale verso Solcio sino al primo tornante. Da qui si prosegue diritto seguendo le indicazioni per l’alpe Torba. La bella e facile mulattiera risale il costone della val Cairasca praticamente con un unico lungo traverso, a tratti in falsopiano e a tratti in più decisa salita, senza mai però affrontare pendenze impegnative. Si giunge subito al piccolo alpeggio di Cangelli, si entra poi in un valloncello dove si deve superare il solo tratto leggermente impegnativo per il fondo fangoso e per qualche passaggio leggermente esposto. Si supera a guado un piccolo rio, e si prosegue sul versante soleggiato che conduce all’alpe Chioso passando nei pressi di una piccola cappella, non facilmente individuabile nel bosco anche se a pochi metri dal sentiero.

Da Chioso in circa 15 min. si arriva alle prime baite dell’alpe Torba (anche se la tabella indica 40 min) preannunciate da una seconda cappella. Il sentiero prosegue diritto verso l’alpeggio principale, conviene però in prossimità di un fontanile prendere a destra e sbucare sul primo vasto pianoro. Raggiunte le baite e attraversando i prati in direzione ovest si raggiungono gli insediamenti agricoli inalpati a fine primavera e poi ancora a fine estate come stazione intermedia tra il fondovalle e l’alpe Veglia. Tutto il pianoro gode di una bella vista il crinale spartiacque con la val Bognanco, verso San Domenico e il monte Leone.

(vedi foto)


All'alpe Scarpia














(altre foto)


Da San Domenico alla Torba  (Traccia BLU  -  circa 40’  dislivello 100    1,5Km)

A quota 1300 circa sulla provinciale Varzo-San Domenico presso una cappelletta, sulla destra salendo, si stacca una strada asfaltata che in salita e con direzione est attraversa un lungo balcone soleggiato con piccole frazioni in ottima posizione panoramica. La strada termina presso le ultime abitazioni oltre le quali si prosegue, sempre in falsopiano, su evidente traccia di sentiero. Si entra nel bosco e superati un paio di rii in breve si arriva all’alpe Torba nei pressi dell’azienda agricola.

  

Nei pressi dell'alpe Callaioni














Dalla Torba a Dorcia    (Traccia GIALLA  -  circa  1h  dislivello 200m    2Km)

Poco a monte del fabbricato agricolo si stacca una pista forestale che risale con qualche tornante la dorsale fresca e boscosa del Merlo. Con 100 metri di dislivello si raggiunge un piccolo pianoro e un evidente bivio.

A destra (est) in 10 minuti si giunge al bellissimo alpeggio “privato” di Scarpia che merita la deviazione  (Traccia ARANCIO)

A sinistra (ovest) un lungo traverso sempre su ottima strada forestale si sale prima ai ruderi dell’alpe Callaioni e successivamente ai 1550 metri dell’alpe Dorcia di Fuori. Questo tratto del percorso è particolarmente bello per gli ambienti e i panorami.

A Dorcia si incrocia la strada (chiusa al traffico) che sale da San Domenico all’alpe Solcio – prendendo questa in discesa in 30 minuti in ritorna sulla provinciale Varzo-San Domenico) poco a monte rispetto al punto di partenza della traccia BLU).

(vedi foto)


Alla Torba per Cortiggio e Loi   (Traccia ROSSA  -  circa  2h 30'   dislivello +600m  -200m    5,5Km)

Anche per questa variante si lascia l'auto al parcheggio di Maulone e si prende la strada asfaltata che sale a Solcio. Si continua per quasi 2Km, si supera il primo bivio per l'alpe Loi (che si raggiunerà per altro percorso) e al successivo bivio prendere a sinistra per l'alpe Cortiggio. Il primo tratto è un traverso in costante salita sino a raggiungere il ponticello che scavalca il rio Maulone. Qui la strada si impenna e con una unica rampa si giunge alle baite di Cortiggio, tutte in buone condizioni e abitate in stagione. Anche da qui si gode di belle vedute sulle montagne circostanti.

Alpe Cortiggio














Si attraversa il borgo e il vasto prato in direzione del fabbricato agricolo, dietro il quale riparte il tracciato - abbastanza evidente - che si inoltra nel bosco e in costante leggera discesa in 15' raggiunge da monte l'alpe Loi. Subito sulla destra parte la larga carrareccia che porta, con un lungo falsopiano, verso l'alpe Praggio (consiglio però una breve visita all'alpe Loi, con baite tutte ristrutturate e panorama incantevole).

Si segue la carrareccia per Praggio sino nei pressi di un tornante verso destra da dove si diparte il sentiero per l'alpe Torba (indicazioni). Il tracciato è sempre evidente ma impegnativo a causa del fondo  sconnesso e ingombro di sassi e rami. Superato il facile guado sul rio Fusaia si affronta l'ultimo strappo sino ad aggirare il costone che sorregge l'alpe Scarpia, in falsopiano si raggiunge la strada Maulone-Dorcia (traccia GIALLA) e su questa, in discesa, si giunge alla meta.

Alpe Loi














(vedi altre foto)