Le valli che circondano Domodossola offrono una grande varietà di percorsi adatti ad ogni tipologia di escursionista. In queste pagine mi propongo di riportarne alcuni, da me provati, e di fornire qualche informazione, sperando di fare cosa utile ad altri appassionati come me.

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La Piana da Arvogno


Ho lasciato l’auto ad Arvogno e ho proseguito sulla strada asfaltata, in discesa,  fino al ponte sul rio Melezzo. Qui ho seguito un breve tratto del sentiero M21 per il Lago Panelatte fino al bivio con M23 per la Bocchetta di Muino. Questo sentiero sale a gradoni verso i prati dell’alpe Cortina, dove spiana tenendosi basso al bordo del pascolo. Io ho preferito puntare alle baite in cerca di un fontanile dove fare scorta d’acqua (trovato). Dalle baite più in alto inizia una traccia che sale decisa alla chiesetta di San Gerolamo, da dove si gode di una buona visuale sulla Scheggia e sulla Pioda di Crana. Dalla chiesa un sentiero non segnato prosegue in quota, transita presso le baite di Case Cortina, alpeggio caricato da una trentina di bovini. Poco oltre ci si riallaccia al percorso principale M23. Il tracciato è ben segnato, in buono stato e supera agevolmente alcuni rii. Una rampa decisa, con gradini rinforzati in legno, porta ai prati dell’alpe Raguzzo, sui quali pascolavano parecchi asinelli e dei cavalli. Le baite sono molto più in alto, visibili al margine del bosco.

Dopo il guado di un torrente un po’ più allegro dei precedenti si giunge all’alpe Raunel. Qui una palina indica il bivio, a sinistra M23 in salita per la bocchetta di Muino, a destra M23A in falsopiano per la Piana di Vigezzo. Al termine del prato, dietro la baita si entra nel bosco. Il sentierino taglia in falsopiano la ripida costa, il fondo è parecchio umido e scivoloso e porta al greto del torrente Melezzo che però ho guadato senza problemi. Il tracciato risale in forte pendenza il bosco alle pendici de La Cima e sparisce sotto le reti di protezione delle piste da sci. Ho risalito il pendio a vista tenendomi verso sinistra, raggiungendo la pista. Dal baracchino di servizio dell’impianto di risalita inizia una carrabile erbosa che a tornanti sale alla Piana di Vigezzo. Sulle mappe è riportato anche un sentiero più diretto, io però non ne ho trovato l’inizio. Dopo un primo tratto ombroso la carrabile esce allo scoperto e interseca più volte le piste, per terminare proprio sotto lo storico rifugio Ratagin.

Questa estate (2026) gli impianti sono rimasti fermi, per i noti problemi, col risultato che pure tutte le strutture ricettive (rifugio, ristorante, bar, seconde case etc.) sono rimaste chiuse. Un villaggio abbandonato! Solo soletto ho pranzato sui tavoli della stazione di arrivo della funivia con la spettacolare vista sul fondovalle e sulla catena nord della Valgande.

Ripresi fiato ed energia ho iniziato il rientro seguendo il percorso M25, un bellissimo falsopiano affacciato sulla val Vigezzo che termina alla Colma di Dentro. Qui, nei pressi della “Baita Rossa” la vista spazia quasi a 360 gradi, dalle Rocce del Gridone alla Bocchetta di Muino. Grandioso.

Il sentiero M25A inizia la “picchiata” su Arvogno. Nel primo tratto, sotto un bosco di conifere, il fondo è malmesso: roccette radici e gradoni rallentano parecchio l’andatura. A metà discesa un breve falsopiano, poi la discesa riprende ancora più ripida ma meno difficile. Il bosco ora è di faggi ed il fondo è liscio e pulito. Verso quota 1.450 una baita solitaria invita ad una pausa prima di affrontare i 200m finali. Si sbuca proprio in corrispondenza del rifugio Arvogno dove mi aspettava la tanto sognata birra.

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Effettuata31 Agosto 2026
Dislivello complessivo700 m   
Distanza percorsa 9,5 Km
Tempo di cammino 6 h 




Tre Ciaspolate

 


Alle spalle di Domodossola ci sono tre dorsali che separano le valli si addentrano verso nord. Sono ambienti aperti e soleggiati, molto frequentati dagli escursionisti in tutte le stagioni, eventualmente da evitare solo nei periodi più caldi. L’inverno 25/26 è stato avaro di neve e quasi tutti gli alpeggi “bassi” erano sgombri, solo quelli sopra una certa altezza rimanevano imbiancati, e le belle giornate invitavano ad approfittarne. Quelle descritte sono le versioni invernali di escursioni già fatte in altre stagioni.





ALPE PRASCA

Ho approfittato di una bellissima giornata, calda per la stagione, per una escursione tranquilla e appagante su un tracciato già seguito parecchie volte, per la cui descrizione rimando a questo link. In inverno, durante la salita, la vegetazione spoglia consente di godere di scorci panoramici più aperti rispetto al resto dell’anno, in special modo sul versante divedrino. L’esposizione a sud-est garantisce la quasi assenza di ghiaccio anche nei tratti più umidi e riparati.

Ho incontrato le prime lingue di neve già all’alpe Ceva Superiore, però ancora facilmente aggirabili o superabili. Ho calzato le ciaspole a Gorta con circa 30cm di neve “sfondosa” e le ho tenute per tutta la salita e la discesa all’alpe Prasca (traccia azzurra sulla mappa). Le foto non rendono bene la bellezza dell’ambiente e del panorama. Ho pranzato allo scollinamento verso il versante di Antigorio approfittando di un gruppo di tavoli e panche in legno, di recente sistemazione. 



COIPO

Siamo sulla dorsale che scende dal Pizzo Osbarino anche questa zona visitata più volte e descritta a questo link

Superata la chiesa di San Luca e le Cascine Bartolini (dove è normale incontrare le prime chiazze di neve) ho risalito ancora la dorsale fino a raggiungere la vasta piana di Coipo, dove parecchi sono i gruppi di baite distribuiti lungo la strada che da Coipo discende verso Alagua. Si può visitare facilmente tutto il pianoro con percorso libero. È prudente evitare il laghetto/torbiera che non risulta visibile sotto la neve ma di cui si riconoscono i contorni. Belli gli scorci panoramici sul fondovalle ossolano e sulle cime del gruppo Diei-Cistella. Ho calzato le ciaspole solo perché le avevo portate, non erano indispensabili essendo buono lo stato della neve (10-15cm). Ho ripostato e fatto pranzo su una panchina in posizione superpanoramica.



ALPE PESCIA

Ho inserito questa escursione tra le ciaspolate anche se nel mio caso non sono servite: la neve era scarsa e non fradicia. Siamo sulla lunga dorsale della Loccia di Peve, anche questa è una zona che ho frequentato varie volte, come descrizione del percorso rimando a questo link. Da Fornale sono poi salito per il sentiero diretto fino alla zona dell’alpe Pescia. Tracciato poco segnato ma abbastanza evidente anche con la neve. Sul pianoro ho girovagato ammirando baite e panorami. Ho pranzato nella zona dell’alpe Curt di Cep con il monte Rosa di fronte. Per il ritorno ho seguito la carrozzabile (chiusa al traffico) che con ampi traversi discende verso Masera, collegando altre belle frazioni e panorami. Su questo versante la neve era un po' più alta a causa dell’esposizione a ovest – ma nessun problema. 







Alpe Cortino

Facile passeggiata sul lato orografico destro del vallone del torrente Melezzo Orientale verso le pendici del Pizzo la Scheggia. La strada consortile, chiusa al traffico, inizia al piccolo parcheggio di Scarliccio e sale con pendenze moderate e fondo prevalentemente asfaltato, praticamente parallela alla strada che da Toceno porta ad Arvogno.

Quasi tutto il percorso è ombreggiato da un bel bosco di conifere con qualche scorcio panoramico sulla valle Vigezzo e le cime della Valgrande. Si supera agevolmente qualche guado sui rii che scendono dal monte Mater e si incontrano tre cappellette con funzione di ricovero di emergenza. Dalla terza, di Orero, si comincia a godere di scorci panoramici verso il Pizzo la Scheggia, la Pioda di Crana, il Pizzo Ruggia e tutti gli alpeggi alle loro pendici.

Superate le baite di Faie e Mundu, inizia la breve discesa verso il ponte carrabile che scavalca il rio Cortino. Qui termina la carrabile ed iniziano i sentieri per le classiche mete della zona. Proseguendo verso sinistra, in falsopiano, in pochi minuti se giunge all’alpe Cortino, in posizione panoramica sul vallone del rio Melezzo con al sommo la bocchetta di Muino e la Piana di Vigezzo. 


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Effettuata7 Agosto 2026
Dislivello complessivo450 m   
Distanza percorsa 9 Km
Tempo di cammino 4 h 



Alpe Frasmatta

 

Si parcheggia agevolmente nel piazzale del Santuario della Madonna del Boden – si prosegue sulla strada a sinistra del complesso religioso per pochi metri e si imbocca il sentiero che sale a destra. Una sequenza di tornanti consente di prendere quota rapidamente, fino alla tabella che segnala la zona di Bodahirmi (?) Da qui il sentiero diventa una bella mulattiera, a tratti carrabile, che sale più dolcemente con lunghi traversi in ambiente boscoso e fresco.


Si transita presso il caseggiato rurale di Grobo di sotto, si raggiungono le belle baite ristrutturate di Grobo di mezzo e con un ultimo traverso le due case di Grobo di sopra. Si prosegue su sentiero a tornanti e finalmente si sbuca sui pascoli della meravigliosa alpe Frasmatta, in posizione molto panoramica. Qui arriva anche la carrozzabile consortile – tutte le case sono ristrutturate ed abitate come seconde case. Merita una sosta.

Sono risalito alle abitazioni più a monte per seguire poi la strada fino al primo tornante in discesa. Da qui si stacca il facile traverso che porta all’alpe Boruboda. Posizione panoramica sulla piana dell’Ossola e sulle cime della Valgrande. Pranzo con vista.

Sono ripartito per completare un giro ad anello che comprendeva gli alpeggi di Grausteini, la Solitudine e un tratto di strada militare Cadorna (già visitati tempo fa). 

Il programma prevedeva di seguire la deviazione (in giallo sulla mappa) che da quota 700m punta diretta verso il Boden. Ho percorso il precario sentiero per poche decine di metri – fondo molto sconnesso, troppa vegetazione sul tracciato – ho preferito ritornare sulla strada militare e rassegnarmi ad allungare il giro di almeno un paio di chilometri. Raggiunta la carrozzabile (chiusa al traffico) che collega il Forte di Bara con il Boden non resta che seguirla fino al parcheggio del Santuario. Tratto riposante e vario, almeno fino alla Cava di Marmo, poi in ultimo chilometro su strada comunale, pure in leggera salita.

(vedi altre foto)

 
Effettuata27 Febbraio 2026
Dislivello complessivo700 m   
Distanza percorsa 10,5 Km
Tempo di cammino 5:30 h 



Alpeggi di Arvogno

 

Giro ad anello nel vasto anfiteatro alle pendici della Pioda di Crana. Ho lasciato l’auto nel parcheggio di Arvogno ed ho seguito le indicazioni per il lago Panelatte. Si scende per un breve tratto di strada asfaltata fino a superare il ponte sul rio Melezzo, si segue poi la mulattiera, a destra, che risale decisa il versante opposto, per poi incrociare nuovamente la strada consortile (chiusa al traffico) che termina poco oltre, in prossimità del ponte sul rio Verzasco. Si prosegue su bella e facile mulattiera fino alle baite dell’alpe Verzasco dove si abbandona il tracciato per il lago Panelatte. Seguendo le indicazioni per la Pioda di Crana si imbocca un sentiero che rimonta il crinale in presa diretta, tra pascoli e macchie boscose. La pendenza è molto forte, poco alleggerita dalla lunga sequenza di tornantini. Il fondo non è dei migliori – terra friabile e sassi instabili (in caso di pioggia potrebbe risultare scivoloso). La fatica termina alle baite della frazione più alta dell’alpe Borca, da dove si gode di una buona vista sul vallone che scenda dalla bocchetta di Muino e dalla Piana di Vigezzo.

Qui ho deciso di fare una variante al mio programma, allungando non poco l’anello per inserire la visita all’alpe Villasco che una tabella indicava a 35 minuti. E posso dire di aver pescato un jolly: in falsopiano una bella e facile mulattiera tutta lastricata, sotto un bosco di conifere, in troppo poco tempo raggiuge la meta. I tratti più affascinanti si trovano nei pressi di tra guadi (asciutti) nei quali la mulattiera è sostenuta da muri a secco che testimoniano della importanza che questo collegamento doveva avere in passato. L’alpe Villasco è in evidente stato di abbandono, la grande stalla ha il tetto parzialmente crollato, fortunatamente il grande abbeveratoio svolge ancora egregiamente la sua funzione (al riguardo devo precisare che in tutti gli alpeggi compresi nell’anello odierno si trova comunque acqua corrente). Il panorama si apre verso il Passo di Ruggia e il Pizzo di Fontanalba. A Villasco si incrocia nuovamente la mulattiera che sale al lago Panelatte.

Dopo una breve sosta sono ritornato sui miei passi fino al bivio ignorato all’andata. Qui ho tenuto la destra seguendo le indicazioni per la Pioda di Crana. Da qui la vegetazione cambia, si cammina sotto un luminoso bosco di faggi – il sentiero è segnato e sempre evidente nonostante lo spesso tappeto di foglie. Si interseca la traccia che sale diretta dall’alpe Borca e che prosegue verso la Pioda, mentre io ho proseguito diritto in costa. Ancora qualche saliscendi e finalmente si sbuca all’alpe La Colla. Una sola baita ancora in discrete condizioni e un’ampia vista panoramica. Verso sud su Arvogno, sulla valle Vigezzo e sulle cime della Valgrande - verso ovest la Loccia di Peve e il Monte Mater – alle spalle la corona di rocce dell’anfiteatro compreso tra la Pioda di Crana ed il Pizzo Scheggia. Peccato per l’abbondate foschia e per le nuvole sparse. 

Pranzo con vista e ripartenza. Dopo aver ridisceso il pascolo sul sentiero della salita, ho preso a destra una poco evidente traccia che punta decisamente verso valle. Quasi subito si deve superare un valloncello in secca che però presenta due brevi passaggi che ho trovato difficoltosi per l’altezza dei gradoni e la mancanza di appigli. Tranquilli, se ce l’ho fatta io ce la può fare chiunque, un poco di attenzione però non guasta.

Da qui in avanti non ci sono altre segnalazioni da fare. Si transita per l’alpe Chert (dove si ha un altro punto panoramico) e il tracciato termina all’alpe Verzasco da dove era iniziato l’anello. Non rimane che incamminarsi verso una meritata birra al rifugio Arvogno.

(vedi altre foto)


Effettuata29 Luglio 2026
Dislivello complessivo700 m   
Distanza percorsa 9 Km
Tempo di cammino 6 h