
Giro ad anello nel vasto
anfiteatro alle pendici della Pioda di Crana. Ho lasciato l’auto nel parcheggio
di Arvogno ed ho seguito le indicazioni per il lago Panelatte. Si scende per un
breve tratto di strada asfaltata fino a superare il ponte sul rio Melezzo, si
segue poi la mulattiera, a destra, che risale decisa il versante opposto, per
poi incrociare nuovamente la strada consortile (chiusa al traffico) che termina
poco oltre, in prossimità del ponte sul rio Verzasco. Si prosegue su bella e
facile mulattiera fino alle baite dell’alpe Verzasco dove si abbandona il
tracciato per il lago Panelatte. Seguendo le indicazioni per la Pioda di Crana si
imbocca un sentiero che rimonta il crinale in presa diretta, tra pascoli e
macchie boscose. La pendenza è molto forte, poco alleggerita dalla lunga
sequenza di tornantini. Il fondo non è dei migliori – terra friabile e sassi
instabili (in caso di pioggia potrebbe risultare scivoloso). La fatica termina
alle baite della frazione più alta dell’alpe Borca, da dove si gode di una
buona vista sul vallone che scenda dalla bocchetta di Muino e dalla Piana di
Vigezzo.

Qui ho deciso di fare una variante
al mio programma, allungando non poco l’anello per inserire la visita all’alpe
Villasco che una tabella indicava a 35 minuti. E posso dire di aver pescato un
jolly: in falsopiano una bella e facile mulattiera tutta lastricata, sotto un bosco
di conifere, in troppo poco tempo raggiuge la meta. I tratti più affascinanti
si trovano nei pressi di tra guadi (asciutti) nei quali la mulattiera è
sostenuta da muri a secco che testimoniano della importanza che questo
collegamento doveva avere in passato. L’alpe Villasco è in evidente stato di
abbandono, la grande stalla ha il tetto parzialmente crollato, fortunatamente
il grande abbeveratoio svolge ancora egregiamente la sua funzione (al riguardo
devo precisare che in tutti gli alpeggi compresi nell’anello odierno si trova
comunque acqua corrente). Il panorama si apre verso il Passo di Ruggia e il
Pizzo di Fontanalba. A Villasco si incrocia nuovamente la mulattiera che sale
al lago Panelatte.

Dopo una breve sosta sono
ritornato sui miei passi fino al bivio ignorato all’andata. Qui ho tenuto la
destra seguendo le indicazioni per la Pioda di Crana. Da qui la vegetazione
cambia, si cammina sotto un luminoso bosco di faggi – il sentiero è segnato e sempre
evidente nonostante lo spesso tappeto di foglie. Si interseca la traccia che
sale diretta dall’alpe Borca e che prosegue verso la Pioda, mentre io ho
proseguito diritto in costa. Ancora qualche saliscendi e finalmente si sbuca
all’alpe La Colla. Una sola baita ancora in discrete condizioni e un’ampia
vista panoramica. Verso sud su Arvogno, sulla valle Vigezzo e sulle cime della
Valgrande - verso ovest la Loccia di Peve e il Monte Mater – alle spalle la
corona di rocce dell’anfiteatro compreso tra la Pioda di Crana ed il Pizzo
Scheggia. Peccato per l’abbondate foschia e per le nuvole sparse.

Pranzo con
vista e ripartenza. Dopo aver ridisceso il pascolo sul sentiero della salita,
ho preso a destra una poco evidente traccia che punta decisamente verso valle.
Quasi subito si deve superare un valloncello in secca che però presenta due
brevi passaggi che ho trovato difficoltosi per l’altezza dei gradoni e la
mancanza di appigli. Tranquilli, se ce l’ho fatta io ce la può fare chiunque,
un poco di attenzione però non guasta.
Da qui in avanti non ci sono
altre segnalazioni da fare. Si transita per l’alpe Chert (dove si ha un altro
punto panoramico) e il tracciato termina all’alpe Verzasco da dove era iniziato
l’anello. Non rimane che incamminarsi verso una meritata birra al rifugio Arvogno.
(vedi altre foto)
| Effettuata | 29 Luglio 2026 |
| Dislivello complessivo | 700 m |
| Distanza percorsa |
9 Km |
| Tempo di cammino |
6 h |
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