Le valli che circondano Domodossola offrono una grande varietà di percorsi adatti ad ogni tipologia di escursionista. In queste pagine mi propongo di riportarne alcuni, da me provati, e di fornire qualche informazione, sperando di fare cosa utile ad altri appassionati come me.

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Valle Intrasca

 

La valle Intrasca è una delle propaggini meridionali della Valgrande e già percorrendo in auto le strette strade che si arrampicano in direzione degli sparsi paesini ci si rende conto di entrare in un ambiente isolato e selvaggio. E Scareno è uno dei più sperduti. Pochi posti per parcheggiare e anche solo per invertire senso di marcia.

A piedi seguendo la strada principale si raggiunge la chiesa di San Michele, alle spalle della quale inizia il sentiero per l’alpe Sassello – il tratto iniziale, in decisa pendenza, attraversa la frazione alta per proseguire con buona mulattiera fino ad un alpeggio in parte abbandonato (Ca’ Rod?). Da qui in avanti la traccia si fa labile, mancano segni b/r ometti e cartelli, ci si deve affidare al senso di orientamento (meglio ancora a una traccia GPS sul cellulare) per individuare il percorso corretto. Nascoste tra la vegetazione si scorgono qua e là alcune baite abbandonate, mentre a tratti ricompare il fondo lastricato della mulattiera e si ha la conferma di essere sulla pista giusta.

Finalmente, con un lungo traverso si raggiunge l’alpe Sassello, in posizione panoramica su Scareno. Si prosegue ora su buon sentiero erboso che in leggera discesa si incunea sempre più profondamente nel canyon del torrente Gula. La zona è molto umida, il costone ripido e occorre prudenza. 

Superato il ponte della Gula il sentiero si inerpica sull’altro versante, recuperando velocemente quota. Ho incontrato un tratto dove molti alberi schiantati bloccavano il passaggio. Ho preferito ignorare le evidenti tracce di chi ha proseguito scavalcando i tronchi e prendere a destra una traccia in salita, che in breve mi ha portato ad incrociare un sentiero più alto. Ancora un tratto in forte pendenza, poi un falsopiano, e infine le baite diroccate dell’alpe Corsogno – che in passato deve essere stato molto frequentato.

Da qui si esce allo scoperto e, con un ultimo strappo tra alti cespugli di ginestra, si arriva ai pascoli del vasto anfiteatro tra il Monte Vadà e lo Zeda. Sosta panoramica alla cappella della Madonna dei Fulmini e ripartenza sulla traccia tra l’erba alle spalle della cappella. Si toccano gli alpeggi di Scagnal e Curt Ferii, caricati da pochi bovini e molti asini, puntando verso il centro del vallone e alla strada militare Cadorna visibile più in alto. Superato un facile guado e raggiunta la sterrata, prendere a sinistra in discesa verso la baita diroccata di Bavarione Sotto, un buon posto per un pranzo con vista.

Da qui tutta discesa fino a Scareno. Il tracciato è sempre evidente e ben segnato; le pendenze sono modeste e il fondo è generalmente in buono stato. Fanno eccezione solo tre brevi passaggi su roccette. Si rientra nel bosco, si transita presso qualche gruppo di baite in abbandono e si arriva a Piaggia, l’unico alpeggio in ottime condizioni e visibilmente frequentato. Parecchi castagni monumentali resistono al passare dei decenni.

Appena oltre Piaggia si incontra un cippo a memoria dei partigiani trucidati in questa zona – la discesa prosegue tra i castagni fino al Ponte del Dragone. Superato il ponte si recupera quota su bel tratto attrezzato, facile e sicuro. Passata Casa Moriggia si arriva finalmente a Scareno.

Nota di servizio: acqua abbondante su tutto il percorso.                   (vedi altre foto)


Effettuata5 Ottobre 2026
Dislivello complessivo710 m   
Distanza percorsa 10 Km
Tempo di cammino 6 h 



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